30 July 2008

Discorso - Note del Sen. Robert F. Kennedy alla Universita' del Kansas, 18 Marzo 1968

Grazie mille, Cancelliere, Governatore e Signora Docking, Senatore e Signora Pierson, signore e signori, ed amici miei.

Sono molto lieto di essere qui.
A dire il vero non sono venuto qui per fare un discorso, ma dato che passavo dalle parti di Kansas, (gli altri sostenitori) volevano mandarvi il loro affetto (tea). E cosi' hanno fatto (per davvero). Questo e' quello che dicono laggiù, di quanto vi amano. A dire la verità, voglio (comunque) chiarire che io non sono un ex studente di Villanova.

Sono davvero lieto ed e' toccante, cosi come succede per mia moglie, ricevere una (simile) calda accoglienza. Penso ai miei colleghi nel Senato degli Stati Uniti, penso ai miei amici qui, e penso al calore che esiste nel Senato degli Stati Uniti, non so perché stiate ridendo, (ma dovete sapere che) mi ammalai lo scorso anno, e ricevetti un messaggio da parte del Senato degli Stati Uniti che recitava: "Speriamo che tu ti rimetta in sesto", ed il voto fu quarantadue a quaranta.
(Inoltre) e presero un sondaggio delle riviste finanziare dei cinquecento più grandi uomini d'affari statunitensi, per chiedergli, quale tipo di leader politico ammirassero di più, chi volessero come Presidente degli Stati Uniti, ed io ricevetti un (solo) voto, e capisco che mi stiano cercando. Potrei prendere (con me) tutti i miei sostenitori per pranzo, ma sono, non so se vi piacerà quello che sto per dire oggi, ma voglio solo ricordare, che quando penserete a questo giorno, e quando ci sarà la domanda su chi sosterrete (alle elezioni), ricordatevi che e' stato un Kennedy che vi portato fuori dalla classe (n.d.t. nel senso che ha interrotto la lezione).
Sono molto lieto di essere qui con i miei colleghi, Sen. Pierson, che credo abbia davvero contributo tantissimo al lavoro del Senato degli Stati Uniti, che ha lottato per gli interessi del Kansas e che ha avuto una carriera distinta, e sono davvero orgoglioso di essere insieme a lui (all'interno del partito). E il Sen. Carlson, che non e' qui, che e' uno dei membri più rispettati del Senato degli Stati Uniti, rispettato non solo da parte dei Repubblicani, ma anche da parte dei Democratici, da tutti i suoi colleghi e sono lieto ed orgoglioso di essere nel Senato con il Sen. Carlson dello stato del Kansas.

E sono felice di essere qui con un vecchio amico, il governatore Docking. Non penso che ci sia stato nessun altro più dedito al Presidente Kennedy e che abbia generato un maggiore sforzo sotto le circostanze più avverse e con le situazioni più difficili di quanto abbia fatto suo padre, che fu il governatore dello Stato del Kansas, non c'è nessuno con il quale ho potuto lavorare più strettamente di quanto abbia fatto con lui. Non fummo capaci di raggiungere un successo del 100%, ma quello fu un rapporto che valorizzerò per sempre, e so (anche) quale alta reputazione il Presidente Kennedy avesse per ciò. E sono (oggi) davvero lieto di vederlo, e di aver visto oggi anche sua madre, la Signora. Docking. Riassumendo sono davvero felice di essere nel suo Stato.

Inoltre, sono felice di essere qui perché posso incontrare tutti voi.
In 1824, quando Thomas Hart Benton stava premendo al congresso lo sviluppo dell'Iowa e di altri territori occidentali, trovo' l'opposizione di Daniel Webster, il senatore del Massachusetts.

"Che cosa", gli chiese Webster, "che cosa vogliamo (farne) di questa area vasta e priva di valore? Questa regione (piena) di beste selvagge e feroci? Di deserti di dune e trombe d'aria? Di polvere, di cactus e di cani della prateria? Per quale (buon) fine potremmo mai sperare di utilizzare questi deserti? Non voterò mai (nemmeno) per un centesimo del denaro pubblico dello Stato, per piazzare il (confine) occidentale di un solo pollice più vicino a Boston, questo e' tutto".
E questo e' il motivo, per cui sono qui oggi, invece di mio fratello Edward.

Sono lieto di essere qui nella casa dell'uomo che pubblicamente scrisse "Se i nostri colleghi e le nostre università non educano gli uomini che si ribellano, che si contestano, che prendono in mano la vita con una vigore ed una visione tipica della gioventù, allora vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato nei nostri collegi. Più ribelli escono dai nostri campus universitari, meglio sarà il mondo di domani". E nonostante tutte le accuse contro di me, quelle parole non le ho scritte io, ma furono scritte dal famoso sedizioso, William Allen White. E conosco quale grande affetto ha questa università per lui. Lui e' oggi un uomo onorato, qui in questo campus cosi' come nel resto della nazione. Ma quando visse e scrisse, fu insultato come un estremista e forse anche qualcosa di peggio. Lui diceva quello che pensava. Non nascondeva la sua preoccupazione dietro parole di facciata. Non deludette i suoi lettori e se stesso con false promesse e con illusioni. Questo spirito di onesto confronto e' ciò che gli Stati Uniti ha bisogno (ancor) oggi. (Tutto questo) e' mancato troppo spesso negli ultimi anni ed e' una delle ragioni per cui ho deciso di candidarmi alla carica di Presidente degli Stati Uniti.
Per noi che come popolo siamo forti abbastanza, che siamo coraggiosi abbastanza da esserci detta la verità sul nostro stato (di cose). Questo paese ha bisogno di onesta' e franchezza nella sua vita politica e (da parte) del Presidente degli Stati Uniti. Ma non voglio correre per la Presidenza, non voglio che quest'anno gli Stati Uniti d'America facciano la scelta di direzione e di leadership senza confrontarsi con la verità. Non voglio guadagnare il supporto dei voti nascondendo la condizione statunitense attraverso false speranze od illusioni.
Voglio che rincontriamo la promessa del futuro, che noi possiamo realizzare qui negli Stati Uniti, quello per cui questo paese esiste e quello che ci si aspetta da noi negli anni avvenire.
E voglio anche che noi siamo a conoscenza ed esaminiamo dove stiamo sbagliando. E voglio (anche) che tutti noi, giovani ed anziani, abbiamo una possibilità di costruire un paese migliore e di cambiare la direzione degli Stati Uniti d'America.

Questo mattino ho parlato della guerra del Vietnam, e ci tornerò brevemente in pochi minuti. Ma c'è molto di più in queste critiche elezioni che la guerra in Vietnam. E', alla base di tutto, l'anima della nazione degli Stati Uniti. Il Presidente la chiama insoddisfazione. I nostri dirigenti di Governo, come John Gardiner ed altri ci dicono che l'America e' profondamente malata nell'anima: iniziative scoraggianti, volontà ed azioni paralizzanti, che dividono gli statunitensi fra di loro, a seconda della loro eta', delle loro idee e del colore della loro pelle, e non penso che noi dobbiamo accettarlo qui negli Stati Uniti d'America.

I dimostranti zittiscono i funzionari di governo ed il governo risponde schedando i dimostranti. Gli anarchici minacciano di mettere a fuoco il paese e qualcuno ha cominciato a provarci (per davvero), mentre i carri armati hanno (cominciato) a pattugliare le strade e le pistole hanno (cominciato) a sparare ai bambini statunitensi. Non credo (proprio) che questo sia una soddisfacente situazione per gli Stati Uniti d'America. I nostri giovani, i più educati ed agiati di tutta la nostra storia, che passano dalla partecipazione ai Corpi di Pace e al pubblico impegno di qualche anno fa, alle vite di (totale) disimpegno e disperazione, molti di loro si mostrano più interessati all'uso di droghe e non si attivano più per gli Stati Uniti, nessuno di loro (e') qui, naturalmente, a Kansas City, vero?

Tutto intorno a noi, non solamente sulla questione del Vietnam, non solamente sulla questione delle città, non solamente sulla questione della povertà, non solamente sui problemi delle relazioni razziali, ma tutto intorno a noi, ed (e') il motivo per cui voi siete cosi' preoccupati e cosi' disturbati, il fatto e' che gli uomini hanno perso la fiducia in se stessi, negli altri, e' la fiducia che ci ha sostenuto cosi' tanto nel passato, piuttosto che rispondere alle urla di miseria e di disperazione, urla che il Presidente della commissione sui disordini civili ci dice che potrebbero (un giorno) spingere la nostra nazione ad essere fatta a pezzi, piuttosto che rispondere a queste urla disperate, centinaia di comunità e milioni di cittadini stanno cercando le loro proprie risposte, rivolgendosi alla forza ed alla repressione e all'acquisto di pistole private, cosi' che il confronto fra i nostri concittadini attraversa ancora (una volta) impossibili barriere di ostilità e di sfiducia (reciproca). Non credo che dobbiamo accettare questo. Non credo che questo sia necessario negli Stati Uniti. Credo che possiamo lavorare insieme, non credo che dobbiamo ucciderci a vicenda, picchiarci a vicenda, inveirci a vicenda e criticarci a vicenda. Io penso che potremmo fare meglio in questo paese. E questo e' il motivo per cui mi sono candidato a Presidente degli Stati Uniti. E se noi sembriamo impotenti nel fermare questa crescente divisione fra gli statunitensi. che almeno mette in relazione qualcuno con qualcun altro, ci sono (alcuni) milioni (di persone) e più che vivono in posti nascosti, i cui nomi e facce sono completamente sconosciute, ma io ho visto questi altri statunitensi, io ho visto i bambini affamati del Mississipi, i loro corpi deformati dalla fame e le loro menti distrutte per tutto il resto della loro vita e che non avranno (alcun) futuro. Ho visto bambini nel Mississipi, qui negli Stati Uniti, un paese con un prodotto interno lordo di 800 miliardi di dollari, ho visto bambini nel delta dell'area del Mississipi con lo stomaco gonfio (per la fame), le cui facce sono coperte di herpes facciali dovute alla fame, non abbiamo sviluppato una politica da permettere di produrre abbastanza cibo cosi' che possano vivere, cosi' che le loro vite non siano distrutte, non credo che questo possa essere accettabile negli Stati Uniti d'America, e penso che abbiamo bisogno di un (forte) cambiamento.

Ho visto Indiani vivere nelle loro spoglie e in riserve inadeguate , senza lavoro, con un tasso di disoccupazione dell'80%, e con una speranza davvero piccolo di un futuro, la speranza per un futuro (migliore) e' cosi' piccola per queste giovani persone, ragazzi e ragazze adolescenti, che la maggiore causa di morte fra di loro e' il suicidio.
Che loro (decidano) di farla finita con le proprie vite uccidendosi da soli, non credo che noi dobbiamo accettarlo, per il primo (cittadino) statunitense cosi' come per questa minoranza qui negli Stati Uniti. Se ragazzi e ragazze giovani sono cosi' pieni di disperazione quando vanno al Liceo e sentono che le proprie vite sono senza speranza e che nessuno si prenderà cura di loro, che nessuno si preoccuperera' di loro, e che nessuno si prenderà il fastidio per loro (di aiutarli), che decidano sia di impiccarsi, sia di spararsi od di uccidersi suicidandosi, non credo sia un fatto accettabile per gli Stati Uniti d'America. Non credo sia accettabile e non credo che gli Stati Uniti d'America, gli statunitensi, penso che possiamo fare molto, molto di più.
Ed io mi candido alla presidenza per via di questo, corro per la Presidenza perché ho visto uomini orgogliosi nelle colline di Appalachia, che desiderano solo di poter lavorare con dignità, ma non possono, perché la miniere sono chiuse ed i loro posti di lavoro sono stati persi e nessuno, ne' l'industria, ne' i sindacati, ne' il governo si e' preso cura di loro abbastanza da aiutarli.
Credo che noi in questo paese, con lo spirito altruista che esiste negli Stati Uniti d'America, credo che possiamo fare meglio.
Ho visto le persone del ghetto nero, ascoltare anche maggiori promesse di equità e di giustizia, sedendo nelle loro decadenti scuole e ammassati nelle stesse cinquanta stanze, senza riscaldamento, cercando di allontanare (nello stesso momento) il freddo ed i topi.
Se noi crediamo che, come statunitensi, siamo legati da una comune preoccupazione per gli altri, che un'urgente priorità nazionale sia sopra di noi. Noi dobbiamo cominciare a terminare la disgrazia di quest'altra parte degli Stati Uniti d'America.
E questo e' uno dei compiti più grandi della leadership per tutti noi, come persone individuali e come cittadini, per quest'anno. Ma anche se riuscissimo a cancellare la povertà materiale, ci sarebbe comunque un altro grande obbiettivo, (che) e' l'affrontare la povertà della soddisfazione, desiderio e dignità, che affligge tutti noi.

Troppo e per troppo tempo, e' sembrato che l'eccellenza personale e i valori del vivere comune ci abbiamo abbandonato portandoci ad una mera accumulazione di cose materiali.
Il nostro prodotto interno lordo, ora, e' di piu' di 800 miliardi di dollari all'anno, ma il PIL, se giudicassimo gli Stati Uniti d'America da questo, quel PIL calcola anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per pulire le nostre autostrade dalla carneficina. Considera le speciali serrature per le nostre porte e le prigioni per le persone che le scassinano. Considera la distruzione delle (foreste) di sequoie e la perdita delle nostre meraviglie naturali in caotici agglomerati urbani. Tiene in conto del napalm e delle armi nucleari a testata multipla e delle macchine blindate della polizia (usate) per combattere le ribellioni nelle nostre città. Considera il fucile Whitman ed il coltello Speck, e dei programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli (ndt. legati alla violenza) ai nostri figli. Al tempo stesso il PIL non considera la salute dei nostri bambini, la qualità della propria educazione o la gioia del loro gioco. Non include la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri matrimoni, l'intelligenza dei nostri dibattiti pubblici o l'integrità (morale) dei nostri funzionari pubblici.
Non misura ne' il nostro spirito ne' il nostro coraggio, né la nostra saggezza né il nostro apprendimento, né la nostra pietà né la nostra devozione al nostro paese, misura tutto in breve, salvo ciò' che da' senso alla vita di essere vissuta. E può dirci tutto sugli Stati Uniti tranne il motivo per cui siamo fieri di essere statunitensi.
Se questo e' vero qui da noi, e' vero anche in ogni altra parte del mondo. Fin dall'inizio il nostro orgoglio maggiore e' stata la promessa di Jefferson, che noi, qui in questa terra, saremmo stati la miglior speranza dell'umanità. E ora, che guardiamo alla guerra in Vietnam, ci chiediamo se noi conserviamo ancora un decente rispetto per le opinioni dell'umanità ed (anche) se quelle stesse opinioni mantengono un decente rispetto per noi, o come l'Atene dell'antichità, perderemo la compassione ed il supporto, ed infine la nostra sicurezza sarà' in pericolo, nel semplice (disperato) inseguimento dei nostri obbiettivi e dei nostri traguardi. Non voglio, e credo (fermamente) che la maggior parte degli statunitensi non lo voglia, (s)vendere gli interessi degli Stati Uniti ritirando semplicemente, alzando (semplicemente) la bandiera bianca di resa in Vietnam, ciò' sarebbe inaccettabile per noi come persone, e (sarebbe) inaccettabile per noi come nazione. Ma sono preoccupato a proposito del corso delle azioni che stiamo al momento seguendo nel Sud del Vietnam, sono preoccupato, davvero preoccupato del fatto che questa guerra sia oramai diventata la guerra degli Stati Uniti. Era stato detto, qualche anno fa fu detto che questa era la "loro guerra", che questa era la guerra dei Vietnamiti, fu detto che "potevamo aiutarli, ma che non potevamo vincere per loro", (purtroppo) nel periodo degli ultimi tre anni abbiamo reso la guerra nel Sud del Vietnam la nostra guerra, e penso che questo sia inaccettabile.
Non accetto l'idea che questa sia solo un'azione militare, che sia solo uno sforzo militare, ed ogni volta che abbiamo avuto difficoltà nel Sud del Vietnam e nel sud-est asiatico abbiamo avuto solo (un tipo) di risposta, abbiamo avuto solo una maniera di trattare con quel (problema), mese dopo mese, anno dopo anno, abbiamo trattato con quel problema in un solo modo ovvero mandando sempre più' soldati ed aumentando la nostra forza militare, e non credo che questa sia il tipo di lotta che si sta svolgendo nel sud dell'Asia.
Penso che questa sia una questione delle persone del Sud del Vietnam di sentire che valga la pena dei loro sforzi, che stanno per fare un (grosso) sacrificio, che sentono che valga la pena lottare per il proprio paese ed il proprio governo e che penso che lo sviluppo degli ultimi anni abbia mostrato che le persone del Sud del Vietnam non sentono nessuna associazione od affiliazione per il governo di Saigon e non credo che dipenda da noi qui negli Stati Uniti, non credo proprio che dipenda da noi, dire che stiamo andando a distruggere l'intero Sud del Vietnam perché abbiamo un impegno li'.
Il comando delle forze statunitensi a Ben Tre dice che dobbiamo distruggere quella città al fine di salvarla. In questo modo 38000 persone saranno spazzate via o (nel migliore dei casi) rese profughi. Qui negli Stati Uniti d'America, non solo il governo statunitense, non solo il comando e le forze del Sud del Vietnam, il governo degli Stati Uniti ed ognuno che si trova in questa stanza, siamo stati parte di quella decisione e non penso che dobbiamo continuare in questo modo. Credo che dovremmo cambiare la nostra politica.
Non voglio essere parte di un governo, non voglio essere parte degli Stati Uniti, non voglio appartenere al popolo statunitense, e dover realizzare poi che (gli altri) scrivono di noi, cosi' come scrissero di Roma, "fecero un deserto e lo chiamarono pace".
Penso che dovremmo andare al tavolo di negoziazione, e penso che dovremmo prendere i passi per andarci.
E devo dire che il periodo degli ultimi due anni e' finito, credo che abbiamo una possibilità di intraprendere negoziati. e la possibilità di una negoziazione sensata, ma l'ultimo Febbraio di un anno fa, quando (ci fu) la più grande opportunità esistita per le negoziazioni, l'amministrazione degli Stati Uniti insieme con il suo Presidente sentivano che la vittoria militare era dietro l'angolo e cosi' mandammo un messaggio a Ho Chi Minh, l'8 Febbraio 1967 chiedendo per la loro resa incondizionata. Non otterremo più la resa incondizionata dei Vietnamiti del Nord e dei Viet Cong più di quanto loro non otterranno la resa incondizionata degli Stati Uniti d'America. Dovremo negoziare, dovremo scendere a compromessi, saremmo obbligati a negoziare, con il fronte di liberazione nazionale. Ma la gente può argomentare, "Non e' bello che dobbiamo negoziare con il fronte nazionale di liberazione", ma (questo) e' un (dato di) fatto di questa situazione.
Abbiamo tre (possibili) scelte,
Prima, possiamo sia ritirarci unilateralmente dal Vietnam del Sud ed alzare bandiera bianca. Penso che questo sia inaccettabile.
Seconda, possiamo continuare ad aggravare (la situazione), possiamo mandare piu' uomini, fino a che ne avremo milioni e milioni impegnati li' e possiamo continuare a bombardare il Vietnam del Nord, e a mio avviso non saremmo più vicini al successo, non saremo piu' vicini alla vittoria di quanto non lo siamo adesso nel Febbraio del 1968.
Terza, ed ultima possibilità, e' il tavolo della negoziazione. Possiamo andare al tavolo dove forse non potremo raggiungere tutto quello che desideriamo. Una delle cose che dovremmo accettare come popolo statunitense, e che (anche) il governo deve accettare, e' che il fronte nazionale di liberazione giocherà un ruolo (importante) nel futuro processo politico del Vietnam del Sud.
E negozieremo con loro. Che giocheranno un ruolo nel futuro politico di questo paese (il Sud del Vietnam), che ci saranno elezioni e che le persone del Sud del Vietnam, potremmo alla fine determinare e decidere il loro futuro.
C'è un serie di azioni che mi piacerebbe vedere. Mi piacerebbe vedere che il governo degli Stati Uniti renda chiaro al governo di Saigon, che noi non tollereremo corruzione e disonesta'. Penso che dovremmo chiarire a Saigon che se siamo pronti ad inviare in missione ragazzi statunitensi di 19 anni, per mandarli a combattere e morire nel Khe Sanh, vogliamo anche che il governo del Sud del Vietnam invii i propri diciannovenni.
E voglio chiarire che se il governo di Saigon crede che Khe Sanh o Que Son e l'area nella zona demilitarizzata e' cosi' importante, se Khe San e' cosi' importante per loro, allora voglio vedere i marine statunitensi fuori di li' e ci voglio vedere le truppe sud vietnamiti.
Voglio avere una spiegazione sul perché i ragazzi statunitensi vengono uccisi. Due settimane fa, nel Sud del Vietnam, sono stati (le vittime fra i soldati statunitensi) tre volte tanto (i morti) rispetto ai soldati del Sud del Vietnam. Voglio capire le disgrazie e le morti, a riguardo dell'ultimo periodo di due settimane, all'apice dei combattimenti, (voglio capire) perché le perdite fra gli statunitensi devono essere cosi' alte, paragonate con quelle vietnamite. Questa e' la loro guerra, penso che dobbiamo (si) fare uno sforzo per aiutarli, dobbiamo fare (si) uno sforzo per combattere, ma non credo che dovremmo portare (su di noi) l'intero carico di tutta la guerra, penso che il Sud del Vietnam dovrebbe farlo.
E se sarò eletto Presidente degli Stati Uniti, con il vostro aiuto, queste sono i tipi di politiche che attuerò.
Possiamo fare di meglio qui negli Stati Uniti, possiamo davvero fare di meglio. Possiamo fare di meglio nelle relazioni con gli altri paesi attorno il globo.
Il Presidente Kennedy, quando fece la campagna elettorale nel 1960, parlo' a proposito della perdita di ammirazione che gli Stati Uniti avevano sofferto in tutto il resto del mondo, ma guardate in quali condizioni (il nostro prestigio) si ritrova adesso. Il Presidente degli Stati Uniti partecipa ad una riunione dell'OAS a Montevideo, (crediate) che possa entrare nella città di Montevideo? O che possa viaggiare attraverso le diverse città dell'America Latina dove vi era un cosi' profondo amore ed un cosi' grande rispetto? (Il Presidente degli Stati Uniti) e' costretto a rimanere in una base militare a Montevideo, con la marina statunitense ancorata al largo ed elicotteri che sorvolano in alto nel cielo per assicurargli (l'adeguata) protezione. Non penso che questo sia accettabile. Penso che dovremmo avere condizioni qui negli Stati Uniti, ed abbastanza supporto per le nostre politiche, cosicché il Presidente degli Stati Uniti possa viaggiare liberamente e attraversare senza problemi il centro di tutte le città di questo paese, e non solo le basi militari. Penso che all'interno degli Stati Uniti ci sia molto che possiamo fare, e penso anche che ci sia molto più da fare in Vietnam. Non penso che dobbiamo accettare la situazione cosi' come l'abbiamo ricevuta. Penso che possiamo fare di meglio, e credo che i cittadini statunitensi credano che noi possiamo fare di meglio.
George Bernard Shaw scrisse una volta: "Alcune persone vedono le cose cosi' come sono e si chiedono il perché, io invece sogno cose che non ho mai visto, e mi chiedo perché no?".
Per questo motivo sono venuto qui a Kansas City per (chiedere) il vostro aiuto. Nei prossimi cinque difficili mesi, prima della Convention di Chicago, vi chiedo il vostro aiuto e la vostra assistenza. Se voi credete che gli Stati Uniti possano fare meglio. Se voi credete che e' ora di cambiare la nostra maniera di agire. Se voi credete che gli Stati Uniti significano qualcosa qui in patria cosi' come da ogni altra parte del mondo, chiedo il vostro aiuto e la vostra assistenza, e la vostra mano per i prossimi cinque mesi.
E quando noi vinceremo in Novembre, cominceremo (insieme) una nuovo periodo per gli Stati Uniti d'America. Io voglio che la prossima generazione di statunitensi guardando indietro a quello che avremo fatto in questo periodo, dica, cosi' come disse Platone, "La gioia era quella di vivere quei giorni". Grazie mille.

5 comments:

Anonymous said...

Ciao a tutti, qui Ema.
Credo che sia uno dei discorsi piu´ belli di sempre. Che dire? Nient'altro.
Tentiamo di farlo leggere ai nostri amici, alle nostre ragazze e ragazzi, ai nostri colleghi. Io ora faro´ partire qualche e-mail con il testo originale per gli amici tedeschi.
Secondo me e´ molto bella la parte sul PIL e la citazione di Shaw e Platone. Bellissima...
Grazie ad Antonio per la traduzione.
P.S - Domanda ad Antonio: ma i colpevoli dei due omicidi di JFK e Bob Kennedy sono mai stati trovati? Almeno gli esecutori intendo. Chiaro che i mandanti l'hanno fatta franca.

Antonio Napoli said...

Ciao Ema,

grazie per il commento!
Secondo me ci sono discorsi del Sen. Robert ancor più' belli di questo.
Questo e' intenso ed e' tenuto a braccio, ma ve ne sono altri migliori, uno di questi lo trovate qui tradotto: http://creatingacriticalmass.blogspot.com/2008/07/il-giorno-della-dichiarazione-di-sen.html.

A proposito della promozione del messaggio di Robert Kennedy.
Anche io faccio lo stesso, cerco di promuovere il mio blog, e le mie traduzioni. Traduzioni che necessitano tempo, ma che a nessuno interessano. Credo che la mia mail, con il link alle traduzioni, sia arrivata a qualcosa come 100-120 persone italiane, e tu sei l'unico che risponde. Immagino che alle persone che conosciamo importi poco di un uomo che e' stato ucciso perché' difendeva e voleva realizzare le sue idee. Questa e' una qualità' che oggi non viene premiata. Oggi si diventa famosi se sei Corona o quella p.....a di Paris Hilton, o qualche letterina, velina, idiotina di turno...

Robert Kennedy non serve, e' vecchio, e' morto per difendere le sue idee, probabilmente alla luce dei giovani d
oggi e' pure un idiota, anziché' un eroe...

A riguardo di chi ha ucciso i due fratelli Kennedy. La versione ufficiale, che giudicarla un colabrodo riflette una posizione conservatrice, sostiene che gli assassini siano rispettivamente Lee Harvey Oswald e Shiran Shiran. Il primo ucciso immediatamente, prima che cominciasse a parlare, il secondo totalmente pazzo, o forse reso totalmente pazzo...

Chiaramente non sono stati loro, basterebbe pensare a cosa erano gli USA con i Kennedy, e cosa sono diventati in seguito.
Io sono ingegnere dalla testa ai piedi e ragiono con funzioni di trasferimento.
Il sistema da studiare in questo caso e' di un a banalità' bestiale. Uno dei parametri del sistema era la guerra in Vietnam. I due Kennedy la volevano fermare, i Repubblicani insieme con la CIA la volevano continuare. Cosa e' successo? L'hanno continuata fino alla disfatta!!
Se qualcuno dovesse contestarmi, gli rispondo semplicemente che se non fosse stato cosi' come dico io, allora mi devono spiegare perché' dopo i brutali assassini dei due fratelli, non e' stato attuato nulla di quello che proponevano, ed e' stato fatto esattamente il contrario di tutto...
Provate a riflettere su questo punto.
Tre giorni prima di morire, John Kennedy firma un documento per cominciare la ritirata di 5000 soldati entro Natale (ve ne erano all'epoca circa 16000); due giorni dopo la sua morte il burattino Lyndon Johnson firma per mandarne 50000...C'è' qualcosa di sospettoso, o sono io che mi faccio troppi problemi?

Ad ogni modo, tornerò' su questo tema, ma lo faro in post solamente in inglese, perché' voglio avere la possibilità' (alquanto remota) di raggiungere un pubblico più' vasto.

Ciao e grazie!
Antonio

Ally said...

Ciao Antonio, comprendo molto la tua amarezza e apprezzo la tua grinta. Ci sono cose per le quali vale la pena impegnarsi sempre, altre che sono sempre un bene lottare perchè si avverino. Il sogno o l'ideale è vita vera! Sono qui, leggo e rifletto!
Grazie per il tuo impegno.
A.

Anonymous said...

Appena salvato come notepad per Sara e Walter. Passeremo la vacanza a leggere Kennedy. Lo sto mandando anche a Marco, Matteo e MArco di Monaco.
Buone vacanze. Ci vediamo fra pochi giorni.

Antonio Napoli said...

Sehr gut gemacht!!

Mandagli anche fatto in Sud Africa, che secondo me e' anche piu' forte...seppure Fang Fang sostiene che lo stia leggendo...mentre questo e' a braccio!!

Grazie mille!
Ci vediamo presto!
Antonio